Come già saprete, un dottore in chiropratica è specializzato nell’individuare gli squilibri del sistema strutturale. È importante, perciò, capire dove possono crearsi le maggiori interferenze nell’equilibrio strutturale o posturale. L’equilibrio posturale del corpo umano dipende da una corretta organizzazione neurofisiologica dell’attività muscolare; finchè la muscolatura è in grado di agire in perfetto equilibrio di forza e in sincronia, l’equilibrio della persona sarà quello ideale. La posizione ideale vista al “filo a piombo” è quella in cui la testa è perfettamente allineata sul tronco e la posizione delle orecchie, delle spalle e del bacino sul piano orizzontale è parallela reciprocamente. In presenza di una disorganizzazione tra le forze muscolari, l’equilibrio della persona è alterato e dall’analisi posturale si può vedere che l’asse verticale del corpo non coincide più con il filo a piombo, così come le spalle e il bacino non si trovano più su un piano orizzontale e parallelo. Questo squilibrio rimane asintomatico finché il corpo è in grado in qualche modo di compensarlo. Nel momento in cui il corpo non riesce più ad ottenere la compensazione, lo squilibrio diventa sintomatico, dando luogo nella maggior parte dei casi a dolori e, se protratto per molto tempo, anche a un’artrosi da microtraumi da carico alterato. Quali sono i motivi per cui la muscolatura non è più in grado di svolgere la propria funzione? Sappiamo che i muscoli che regolano il movimento del nostro corpo sono suddivisi in due categorie:

a) i muscoli volontari, che muovono le parti ossee;
b) i muscoli involontari, che muovono le viscere.

I muscoli volontari sono così chiamati perché possono essere controllati direttamente dalla nostra volontà. Tuttavia, una gran parte delle loro funzioni viene memorizzata e organizzata dal sistema nervoso centrale durante i primi anni di vita e ciò permette di svolgere funzioni essenziali a livello subconscio, alleggerendo l’attività cerebrale e consentendole di dedicarsi con maggiore attenzione alle altre mansioni. Le due funzioni basilari per un buon equilibrio biomeccanico che il corpo umano svolge utilizzando i muscoli volontari, tramite un’attività subconscia e sincronizzata, sono le deglutizione e la deambulazione. Tutta la struttura della bocca, i denti e la lingua hanno un’enorme importanza neurologica. Basti pensare che un terzo dei circuiti cerebrali deputati al, ‘elaborazione delle istruzioni per la periferia vengono utilizzati per la gestione della masticazione e della deglutizione. Queste funzioni sono in vario modo collegate all’occlusione, cioè all’allineamento e combaciamento dei denti. Se i denti non combaciano in modo giusto, ciò creerà un’interferenza con un terzo del nostro sistema nervoso; in altre parole, se l’occlusione non è corretta, può inviare impulsi errati al cervello, che a sua volta controllerà male la parte motoria del corpo, alterandone la struttura. La deambulazione dipende invece dai piedi. E’ ovvio che se una persona ha un problema a un piede, in posizione eretta tenderà a caricare meno il piede dove esiste il problema: camminando, dovrà assumere il tipico atteggiamento zoppicante; un passo sarà più lungo dell’altro, perché il piede che fa male o non da affidamento viene caricato per un tempo più breve, mentre l’altro sarà caricato più a lungo. In entrambi i casi, sia stando fermo che camminando, il soggetto avrà una distribuzione diversa dei carichi sulle gambe, che si  accompagnerà a una deviazione del bacino, quindi della colonna vertebrale e infine anche della testa.

La deglutizione

La prima vera funzione muscolare volontaria del nostro organismo è la deglutizione. Già prima di nascere, nel seno materno, il nascituro è in grado di deglutire il liquido amniotico, preparando quella funzione che gli sarà indispensabile per la sopravvivenza durante tutta la sua vita. Appena nato, dovrà alimentarsi al seno materno e saper già deglutire il latte. La funzione della deglutizione accompagnerà, quindi, la persona per tutta la vita a un ritmo di circa milleduecento deglutizioni al giorno e cinquecento-ottocento a notte. Ovviamente nella deglutizione sono coinvolti molti muscoli del cranio e del collo. Nell’adulto la forza esercitata dai muscoli della deglutizione a ogni contatto delle arcate dentarie e della lingua sul palato è di circa trenta chilogrammi, pari alla metà della capacità massima della forza dei muscoli della masticazione, che è dunque di circa settanta-settantacinque chilogrammi. Affinchè la deglutizione avvenga in modo fisiologico è indispensabile che il contatto dei denti e delle arcate sia corretto; è facile comprendere come una malocclusione possa alterare il rapporto cranio-mandibolare che, a sua volta, influenzerà negativamente tutto l’equilibrio del corpo, provocando sintomi in zone non direttamente implicate. Per esempio una piccola otturazione un po’ più “alta” del necessario, che provoca un contatto prematuro di un dente, che tocca prima degli altri, può causare tutta una serie di reazioni muscolari a catena. Per evitare di sentire quel noioso disturbo, il corpo mette in atto dei meccanismi per eliminarlo. La mandibola sarà spostata da un lato per non sentire il dente più alto. I muscoli della masticazione verranno contratti in maniera anormale, cioè qualche muscolo dovrà contrarsi di più e qualcuno di meno per deviare la traiettoria della mandibola. Lo squilibrio dei muscoli della masticazione creerà squilibrio ai muscoli del collo; avremo, perciò, una spalla più alta dell’altra e la muscolatura del tronco sarà coinvolta, compensando il tutto con la creazione di curve scolíotiche nella colonna vertebrale. Si verificherà, inoltre, una rotazione del bacino per cui un’anca sarà leggermente più alta dell’altra e quindi anche la gamba corrispondente sarà leggermente più corta. Il corpo, per mantenersi in piedi dovrà a questo punto contrarre in modo differente i muscoli dei glutei, delle cosce e delle gambe. Le conseguenze di un piccolo problema come quello di un’otturazione sbagliata possono, quindi, essere disastrose. Lo stesso succede se manca un dente. La lingua non essendo più contenuta all’interno del- l’arcata dentaria dal lato dove manca un dente, eserciterà nella deglutizione una forza non più centrale verso il palato, bensì nella zona priva del dente, protrundendo dall’arcata dentaria stessa. Questa situazione produrrà squilibrio nei muscoli sottostanti la mandibola con tutta la serie di meccanismi che abbiamo già visto. Se l’occlusione è in qualche modo alterata, può modificare completamente la postura perchè, come abbiamo già detto, un terzo del nostro sistema nervoso si trova coinvolto con la bocca ed è per questo motivo che negli ultimi anni si è sviluppata una stretta collaborazione tra dentisti e chiropratici. Tali squilibri non sempre risultano in queste situazioni estreme e non tutti i pazienti dei dentisti sono destinati ad essere trattati dalla chiropratica mentre è.owio che, quando il chiropratico stabilisce, attraverso dei test particolari, che l’interferenza primaria nella postura del paziente è dovuta a problemi di occlusione, lo invierà dal dentista per un primo approccio terapeutico.