Marcello Trentin

L’interesse degli italiani per la Chiropratica inizia già nel 1924. Risulta che in quell’anno si erano iscritti a college statunitensi, per studiare questa nuova disciplina scientifica, ben cinque italiani: quattro al Palmer College of Chiropractic, Iowa[1] e uno al National College of Chiropractic, Chicago. Non sappiamo quando i chiropratici abbiano effettivamente iniziato a lavorare in Italia, anche se si parla di attività prima della Seconda guerra mondiale. Il nome di un certo dottor Pistolesi affiora, infatti, alla memoria di quei pochi che ritengono che questa persona fosse, in realtà, un chiropratico che esercitava la professione a Roma già nel 1920. È un peccato che non si sappia molto di più della sua esperienza e se la sua attività, fino ad allora sconosciuta, abbia avuto successo e/o abbia incontrato resistenze presso le autorità.

Sappiamo con certezza,[2] invece, che nel 1949 Marcello Trentin[3] iniziò il suo operato a Padova. Nato nel Nord-est d’Italia, Marcello già da bambino e da ragazzo aveva dato prova di essere curioso, brillante e determinato. Infatti, benché limitato dalle ferite riportate durante la Prima guerra mondiale, riuscì a conseguire la laurea di “Doctor of Chiropractic”, presso il National College of Chiropractic, nel 1928. Come spesso avveniva in quegli anni, il dottor Trentin fu assorbito nel grande crogiolo della immigrazione multinazionale verso gli Stati Uniti. Fu solo nel 1949 che lasciò la sua avviata attività a Palm Beach, in Florida, per tornare in Italia. La sua carriera e la sua fama crebbero nella città di Padova, dove la sua competenza e il suo impeccabile comportamento professionale gli fecero guadagnare l’ammirazione generale superando la diffidenza verso questa nuova professione.

I risultati ottenuti dal dottor Trentin incoraggiarono un imprenditore ad aprire a Milano uno studio medico, per consentire ad alcuni chiropratici di esercitare la professione, e un medico a iscrivere due dei suoi figli in una facoltà di Chiropratica degli Stati Uniti. I nomi di Hans Greissing e di Giacomo e Caterina Palatini si ricordano tra quelli dei primi chiropratici in Italia. Nel 1969 due chiropratici francesi, il dottor Gilbert Meyronet e il dottor Marc Perier, aprivano uno studio in comune a Genova e in quello stesso periodo anche a Roma si potevano trovare chiropratici che esercitavano la professione.

Nel corso del decennio successivo, furono praticamente centinaia i chiropratici che si avvicendarono su tutto il territorio italiano. Trovando una discreta integrazione con la Medicina tradizionale e una buona accoglienza da parte del pubblico, le prestazioni chiropratiche furono incluse tra i servizi offerti negli studi che, in tutta Italia, operavano con una concezione totalmente innovativa.

Marcello Trentin

Questa “nuova concezione” era accettabile dal punto di vista giuridico e consentì di aprire la strada al convenzionamento con il Sistema sanitario nazionale che rendeva il servizio disponibile gratuitamente per tutti gli italiani. Unendo tutto questo a campagne pubblicitarie, mirate soprattutto alla divulgazione della Chiropratica, la Static conobbe una espansione frenetica e, in breve tempo, fondò cliniche in tutte le più grandi città italiane. Con grandi investimenti di capitali, più di cinquecento dipendenti, più di mille nuovi pazienti a settimana e l’esecuzione di più di un milione di trattamenti all’anno, la Static divenne una delle più vaste organizzazioni per l’esecuzione di prestazioni chiropratiche che la professione abbia mai conosciuto.

La situazione delle attività “tipo-Static” era spesso meno rosea per la Chiropratica: infatti molti studi proponevano, tra le varie prestazioni di fisioterapia, anche il trattamento chiropratico. In questo modo non solo la Chiropratica non era affatto identificata come professione sanitaria, ma venivano confuse due discipline completamente differenti sia per il tipo di trattamento, sia per i risultati ottenuti. Sull’argomento si è espresso il Ministero della Sanità nel 1982 affermando che la Chiropratica, attraverso una correzione meccanico-funzionale, tende a rimuovere la causa meccanica responsabile della sintomatologia.[4]

Contemporaneamente altri chiropratici esercitavano la professione in proprio. La maggior parte di loro seguiva le indicazioni ministeriali, in base alle quali le metodologie della Chiropratica potevano essere applicate ai pazienti solo con la garanzia e sotto la responsabilità di un medico italiano. Questi chiropratici rappresentavano una minoranza rispetto al numero totale attivo in Italia, nella sostanza non costituivano peso economico nel settore e avevano poca, se non nessuna, influenza sull’evoluzione politica della Chiropratica, che era invece controllata da imprenditori al di fuori della professione.

Nel 1974, una parte dei professionisti del settore fondava l’Associazione Italiana Chiropratici (A.I.C.) allo scopo di regolamentare e salvaguardare la professione e, quindi, quella che inizialmente era una comunità di professionisti, cominciava a diventare una sorta di “albo professionale” trovando l’appoggio della European Chiropractors’ Union che regolamentava e sosteneva le associazioni di laureati in Europa. Inizialmente il gruppo era formato da meno di venti professionisti: tra i suoi membri c’erano francesi, americani, belgi, canadesi, svizzeri, inglesi e tre italiani. Con l’incoraggiamento dell’E.C.U., nell’arco di un anno si iscrissero all’A.I.C. un buon numero di Dottori in Chiropratica e fu finalmente eletto il Consiglio direttivo.

Nell’ottobre del 1975 l’A.I.C. ospitò, in collaborazione con il National College of Chiropractic, il suo primo corso di aggiornamento a Roma. Il seminario fu tenuto da docenti qualificati provenienti dal National College, presentato dal presidente dell’E.C.U. e dal rappresentante diplomatico degli Stati Uniti per la scienza e la tecnologia; la presenza del gruppo fu salutata dal papa Paolo VI e dal sindaco di Roma. Tutto sembrava essere sulla via del successo!

Un altro fatto positivo da ricordare è che un’Associazione Pro-Chiropratica era già stata costituita nel 1973, un anno prima della costituzione dell’A.I.C. Sotto la guida capace e determinata di due pazienti, il signor Baldassarri e il signor Cambriani, l’Associazione avviò subito una brillante attività. Molte centinaia di iscritti e la pubblicazione regolare della rivista “Vivere Bene” diffusero rapidamente il messaggio della Chiropratica consentendo la creazione di una fitta rete di contatti nazionali e internazionali.

Marcello TrentinGli anni Ottanta si dimostrarono un periodo molto attivo. Venne creata la catena di centri Static e furono gettate le basi per un buon numero di attività analoghe. I chiropratici realmente autonomi e indipendenti erano, tuttavia, molto pochi. Con il passare degli anni, l’Associazione mostrava segni di progresso, nonostante fosse difficile avere dai membri sintonia e impegno costante. Questo era probabilmente dovuto, almeno in parte, alle molteplici nazionalità rappresentate nell’Associazione. Bisogna tener presente che allora l’Associazione era costituita in massima parte da giovani laureati, che non erano affatto determinati a rimanere in Italia per tutta la vita. Questi colleghi, essendo per la maggior parte stranieri, lavoravano nel nostro paese “in via temporanea”: data la scarsità di chiropratici in Italia, la maggior parte di loro accettava un’offerta di lavoro italiana per fare esperienza e guadagnare a sufficienza per poter avviare un proprio studio nel paese di origine e, quindi, senza avere particolare interesse per il futuro della professione in Italia.

Vale la pena aggiungere che, nel corso degli ultimi vent’anni, la professione ha conosciuto un processo di maturazione che sta portando il suo destino sempre di più nelle mani di coloro che effettivamente la esercitano. I chiropratici sono ormai più coinvolti dagli aspetti politici ed economici della professione e la Chiropratica in Italia non è più una “faccenda straniera”. Non solo sono aumentati i dottori in Chiropratica italiani, ma si possono ormai contare molti chiropratici stranieri che, per scelta e/o per matrimonio, hanno deciso di continuare a vivere e lavorare stabilmente in Italia. Essi costituiscono una buona fetta di coloro che praticano la professione, e offrono una base di stabilità, investimenti autonomi e serio interesse per il futuro della professione in Italia.

Va inoltre fatta menzione dei seguenti avvenimenti:

• nel 1979 fu varata una legge fiscale che esentava i trattamenti chiropratici dall’imposizione dell’IVA nei casi in cui tale trattamento fosse eseguito in un contesto specialistico medico;[5]

• nel 1980 il Ministero della Sanità istituì una Commissione di studio[6] sulla Chiropratica. Le ricerche della commissione si basarono su indagini condotte fin negli Stati Uniti e produssero un rapporto contenente: una definizione dei trattamenti chiropratici e del loro uso; i requisiti per l’abilitazione all’esercizio della professione e una descrizione delle strutture mediche in cui i chiropratici potessero esercitare. La Commissione concludeva, inoltre, che: la Chiropratica era utile ed efficace; era un servizio con una domanda sempre crescente; che tutti i dati statistici relativi all’argomento erano positivi; che la Chiropratica meritava di essere inclusa tra le professioni sanitarie; che era opportuno costituire istituzioni didattiche e fornire un’appropriata base legislativa;

• nel 1982 si tenne a Venezia la World Chiropractic Conference. L’avvenimento fu organizzato da Static S.p.A., Palmer College of Chiropractic e International Chiropractors’ Association, fu sponsorizzato da Foundation for the Advancement of Chiropractic Tenets, Cleveland College of Chiropractic, Life College of Chiropractic e, all’ultimo minuto, anche dall’Associazione Italiana Chiropratici. Il simposio ospitò un gran numero di seminari di Medicina e di Chiropratica e gli atti della Conferenza furono pubblicati in un unico volume. Il tema principale era quello del riconoscimento dell’approccio chiropratico e dell’incoraggiamento alla collaborazione tra diverse professionalità;

• nel 1982, al termine dei lavori della Commissione, il Ministro della Sanità, in una direttiva,[7] faceva esplicito riferimento ai dottori in Chiropratica che esercitavano nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e, nonostante l’opposizione di alcune Regioni e della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, dava il proprio consenso all’esercizio della Chiropratica nelle strutture pubbliche.

• nel 1984 un’altra circolare ministeriale[8] stabiliva le indicazioni e le controindicazioni per il trattamento chiropratico;

• nel 1979 a Roma e nel 1988 a Rapallo (GE), fu ospitato il congresso della European Chiropractors’ Union;

• sin dal 1975, l’A.I.C. ha organizzato corsi di aggiornamento, con cadenza regolare, spesso in collaborazione con facoltà universitarie del Nord America.

Le ricerche effettuate in Italia sono state in gran parte condotte con la collaborazione di medici e specialisti e, già nel 1982, venivano pubblicate le conclusioni di numerosi studi condotti congiuntamente.[9]

In occasione del II Simposio nazionale di Chiroterapia, tenutosi a Siracusa nel 1988, è stato pubblicato il volume Chiroterapia: indicazioni e limiti[10]. Alcune ricerche ivi presenti, ritenute importanti per l’inquadramento della Chiropratica, sono state pubblicate dalla Camera dei Deputati nel volume Le Medicine non convenzionali: ricerca scientifica, problemi normativi, progetti di Legge.[11]

Il confronto e l’integrazione tra dottrina chiropratica e medica sono proseguiti attraverso congressi e simposi ai quali hanno preso parte dentisti,[12] chiropratici, ortopedici e medici dello sport.

Forse più importanti degli sviluppi sopra accennati, sono le schermaglie amministrativo-burocratiche e i procedimenti giudiziari in cui i chiropratici si sono trovati coinvolti. I contenuti e il merito di tali casi sono troppo complessi per essere descritti in questa sede, ma il nocciolo delle controversie consisteva quasi sempre nel mancato riconoscimento della laurea in Chiropratica e nell’accusa di esercizio di pratiche mediche senza abilitazione. Possiamo essere grati ai colleghi che hanno combattuto queste ardue e faticose battaglie riuscendo così a difendere e salvaguardare la nostra attività professionale.

La Corte Costituzionale[13] si è pronunciata in merito all’accusa mossa ai chiropratici di esercizio abusivo della professione medica dichiarandone l’inammissibilità. L’ordinanza confermava che i chiropratici esercitavano la loro professione, non la Medicina, e che in Italia nessuna legge fa riferimento alla Chiropratica o ne proibisce l’impiego: pertanto, i chiropratici avevano il diritto costituzionale di lavorare e provvedere al loro sostentamento utilizzando la Chiropratica come “iniziativa privata libera”.[14] Questa ordinanza, apparentemente positiva, che fondamentalmente sosteneva la “filosofia chiropratica pura” di disciplina non diagnostica e non terapeutica, ha però permesso a chiunque di fregiarsi del titolo di “dottore in chiropratica” o di autodefinirsi “chiropratico”. I corsi hanno cominciato a moltiplicarsi, la macchina dei “diplomi” si è messa in moto e, quindi, sono apparsi centinaia di pseudo-professionisti privi di preparazione professionale. Di conseguenza, hanno fatto la loro comparsa sui mass media storie di persone danneggiate, talvolta persino in modo permanente, da sedicenti “chiropratici”[15]. A confondere ulteriormente il pubblico: fisioterapisti, osteopati, medici con nozioni di manipolazione e odontoiatri hanno cominciato ad accampare diritti sul territorio della Chiropratica.

A seguito di un’indagine su scala nazionale, secondo la quale nove milioni di italiani facevano ricorso a varie forme di Medicina alternativa, nel maggio 2002, la Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirughi e Odontoiatri (FNOMCeO) definiva la Chiropratica e altre otto terapie non convenzionali “atti medici” dunque esercitabili esclusivamente da medici chirurghi e odontoiatri[16]. Questa iniziativa, con l’intento dichiarato di proteggere i cittadini e di porre queste pratiche in mani qualificate, ha suscitato reazioni non sempre positive: alcuni illustri esponenti della Comunità Scientifica, insieme a premi Nobel, hanno apertamente criticato la contaminazione della Medicina con pratiche non scientificamente dimostrate mettendo in dubbio che le ragioni dell’iniziativa della FNOMCeO non fossero professionali ma economiche, dato il gran numero di potenziali pazienti e l’alto tasso di disoccupazione dei medici[17]. A seguito della presa di posizione dell’Ordine dei Medici si sono sviluppate una serie di attività private, alcune delle quali avallate da Istituzioni Statali, che hanno ulteriormente inquinato la figura professionale del chiropratico laureato: gli odontoiatri hanno approntato un corso di 80 ore in una importante università statale del paese, dove gli stessi dentisti preparavano i colleghi all’esercizio della professione Chiropratica[18]; nella sede di una ASL è stato istituito un corso di chiropratica aperto a medici, fisioterapisti e podologi.

Non sappiamo se queste cosiddette “linee guida” dettate dalla FNOMCeO siano diventate un punto di riferimento anche in materia giuridica, ma nell’aprile 2003 la Suprema Corte di Cassazione ha capovolto le sentenze, emesse nei procedimenti di grado inferiore, che avevano prosciolto i chirorpatici dall’accusa di esercizio non abilitato della Medicina. Secondo quanto dichiarato dalla Corte[19], tutto ciò che un chiropratico è stato preparato a fare, e fa di fatto, secondo le leggi vigenti in Italia, deve essere considerato atto medico. Questa sentenza ha provocato una nuova ondata di inchieste e procedimenti penali da parte dei Nuclei Antisofisticazione dei Carabinieri (NAS) perfino all’interno di strutture mediche abilitate. Dopo che la Corte Cassazione si è pronunciata, le indicazioni presenti nel documento della FNOMCeO sembrano essere state applicate alla lettera[20]. Nel corso di un “rastrellamento” nella regione Liguria, sono stati denunciati, per esercizio abusivo della professione sanitaria, chiropratici, osteopati, e medici. Ai chiropratici non è stata riconosciuta la laurea conseguita all’estero e ai medici è stato contestato il concorso in reato[21]. Secondo il Presidente dell’Ordine dei Medici della Liguria, e quindi anche degli investigatori, solo i dottori in Medicina possono eseguire trattamenti chiropratici e osteopatici.

Numerosi sono stati i passi compiuti in questo stesso periodo per promuovere il riconoscimento della professione.

• Nel dicembre 1999, l’A.I.C., in collaborazione con il Comitato di Parlamentari per l’Innovazione Tecnologica e lo Sviluppo Sostenibile,[22] ha organizzato un seminario, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati”, per presentare la monografia: Chiropratica: un profilo professionale. Il volume illustra l’identità della Chiropratica come professione sanitaria autonoma e diventa la fonte di riferimento per policy-maker, avvocati, magistrati e mass media. Questa pubblicazione, quando interpretata nel giusto modo, è stata determinante per la comprensione, in ambito legislativo, della Chiropratica come professione distinta e dei requisiti professionali dei Chiropratici.

• Nello stesso anno, da un’inchiesta condotta dal Comitato Consumatori Altroconsumo, riportata sulla rivista specializzata “Salutest”[23], risulta che alla domanda “Suggerirebbe una terapia chiropratica ad amici o parenti con lo stesso problema?” oltre il 90% dei pazienti ha risposto in maniera affermativa. Questo risultato è stato raggiunto grazie al buon livello di soddisfazione per competenza, qualità di servizio e professionalità dimostrata dai chiropratici.

• Nel 2002, l’A.I.C. ha ospitato a Roma il Simposio Internazionale organizzato da International Chiropractors Association e Foundation for the Advancement of Chiropractic Tenets and Science.[24] La validità dei temi trattati e la presenza di relatori importanti e qualificati ha contribuito a decretare il successo della manifestazione e a farne uno degli eventi più importanti in tema di Chiropratica mai tenuti in Europa. Il Simposio è stato presentato in sede parlamentare alla presenza del Senatore Prof. Antonio Tommassini (Presidente della Commissione Sanità del Senato) che ha sottolineato le necessità legislative della professione. La manifestazione ha ottenuto l’attenzione dei mass-media che le hanno dedicato spazio sulla stampa nazionale e nei notiziari televisivi in prima serata.

• Nel maggio 2004 l’A.I.C. e il COPIT, ospitati in sede parlamentare,[25] hanno promosso il convegno: “Il Profilo di una professione europea: la Chiropratica”. La professione viene definita modello di uniformità, per standard formativi e professionali, nel contesto della libera circolazione dei professionisti nell’Unione Europea. All’evento hanno partecipato esponenti dell’ A.I.C. e dell’European Chiropractors’ Union affiancati da rappresentanti del Parlamento europeo e della Federazione Italiana dei Medici. L’on. Stefano Zappalà ha evidenziato la responsabilità dell’Italia di creare una cornice legislativa per la Chiropratica in conformità alle linee guida europee[26] e il prof. Giuseppe del Barone, presidente della Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, ha confermato la nuova posizione della Federazione di non opposizione a una legislazione relativa alla Chiropratica in quanto professione sanitaria indipendente:[27] un passo avanti di straordinaria importanza rispetto al passato.

Esaminiamo, infine, l’aspetto legislativo.

Fin dal 1991 sono state presentate, in entrambi i rami del Parlamento, proposte di legge per il riconoscimento della Chiropratica[28], ma nessuna di queste proposte di legge è mai stata discussa. Poco dopo la pubblicazione, da parte della FNOMCeO, del documento che ha definito la Chiropratica e altre otto medicine alternative “atti medici”, tutte le proposte di legge (comprese quelle presentate per la chiropratica nell’attuale legislatura) relative a discipline non convenzionali sono state riunite in un Testo Unico[29]. Tale testo si propone di regolamentare discipline come agopuntura, omeopatia, medicina tradizionale cinese, medicina manuale e altre, che considera di esclusiva competenza di medici, odontoiatri e veterinari, e giunge al punto di creare categorie per altri tipi di operatori, sanitari e non, di dubbia formazione e origine.

Grazie ai notevoli sforzi dell’A.I.C. e alla necessità di uniformarsi all’Europa, nella proposta di legge, la Chiropractica viene trattata in un articolo separato che le riconosce piena autonomia come professione sanitaria primaria. Sebbene ci sia una forte preoccupazione che il pasticcio delle Commissioni e Comitati di controllo (in comune con le altre pratiche non convenzionali) previsti nella legge possano rappresentare un ostacolo per lo sviluppo dell’identità della professione in Italia, l’attuale stesura del Testo relativo alla Chiropratica sembra essere conforme agli standard legislativi internazionali[30].

Comunque una cosa è certa. Considerando l’impegno, la perseveranza e la resistenza che la professione, nell’insieme, ha dimostrato attraverso la sua storia, sono sicuro che anche in Italia i chiropratici troveranno sempre la stada e la maniera di applicare la loro Arte, Scienza e Filosofia.

Thomas Rigel, D.C.

Roma, ottobre 2004

[1] Fountain Head News, Palmer College of Chiropractic, August 9th 1924, Vol. 08, N. 47.
[2] “L’orologio”, anno 1, 1956, n. 49, Tipografia Antoniana, Padova.
[3] “Pionieri”, T.E. Rigel, in A.I.C. Newsletter, Vol. 3, n. 1, aprile 1995, Associazione Italiana Chiropratici, Genova.
[4] Ministero della Sanità, Circolare n. 79 del 21 dicembre 1982.
[5] Risoluzione n. 365337 del 22 ottobre 1979 (Min. fin. Dir. Gen. Tasse).
[6] Commissione Aniasi.
[7] Cfr. circolare n. 79 del 21/12/82 Min. Sanità, Dir. Gen. Ospedali, prot n. 900.
[8] Cfr. circolare n. 66, del 12/09/84 Min. Sanità, Dir. Gen. Ospedali, div. II prot. n. 900 6/1 AG. 98/4829.
[9] CHIROPRACTIC – Interprofessional Research, ed. J.P. Mazzarelli, edizione Minerva Medica.
[10] Centro Studi di Patologia Vertebrale, via di Val Cannuta 121, Roma, 1990.
[11] a cura di Carlo Crocella, Quaderni di Documentazione.
[12] “A.N.D.I. – ROMA”, n. 1/98 Marzo, Associazione Nazionale Dentisti Italiani.
[13] Ord. 149/88. Pubblicazione in G.U. 17/02/1988.
[14] “La legge punisce soltanto chiunque eserciti abusivamente una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato che per i chiropratici non è prevista.”
[15] “Arrestato il ‘dottor Brini’, falso chiropratico”, Corriere della Sera, 30.03.2004.
[16] “Porte aperte alle ‘altre’ medicine. Finalmente”, La Repubblica, Inserto Salute, 19.05.2002.
[17] “Disordine dei medici – Quelle cure (troppo) alternative” di Remuzzi Giuseppe – Corriere della Sera 14.06.2002
[18] “Corso di Alta Formazione in Osteopatia e Chiropratica” – Prima Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Istituto di Clinica Odontoiatrica – L’obiettivo formativo del corso è quello di formare una figura professionale qualificata in Osteopatia e in Chiropratica che sia qualificata anche nel campo di pertinenza medica delle due discipline.
[19] Cass. Penale – Sezione Sesta – Sent. 10 aprile – 21 luglio 2003, n. 30590
[20] Atti del Convegno Nazionale la Professione Medica e le Medicine non Convenzionali: rischi e opportunità. FNOMCeO 17 maggio 2002
[21] La Repubblica – Genova Cronaca – 06/06/2004
[22] COPIT onlus: scopo di COPIT è di effettuare studi, compiere ricerche, promuovere iniziative con l’obiettivo di porre a confronto la domanda e l’offerta di nuove tecnologie per sollecitare l’innovazione sia nel sistema delle imprese che nelle strutture dello Stato, tenendo presenti le esigenze del paese e dello sviluppo della sua economia.
[23] “Ti hanno messo le mani addosso?”, Salutest n. 19, aprile 1999, supplemento di Altroconsumo n. 115.
[24] Rome 2002 Symposium in the Philosophy, Science and Art of Chiropractic, April 5-7, 2002, Hilton Cavalieri, Rome, Italy.
[25] Convegno a Roma, 25 maggio 2004 – Biblioteca Camera dei Deputati, Palazzo San Macuto, via del Seminario 76.
[26] La libera circolazione dei professionisti negli stati membri dell’Unione europea è il tema della Direttiva europea, presentata dall’On. Stefano Zappalà, ormai in fase di approvazione. L’uniformità degli standard formativi e professionali è il requisito fondamentale richiesto a ogni categoria professionale. La Chiropratica, professione sanitaria primaria in quasi tutti i paesi dell’Unione europea e in moltissimi paesi mondiali, è in possesso di questi requisiti e può essere considerata un modello da seguire per le altre professioni.
[27] Cfr. bollettino parlamentare XII Comm. Affari Sociali del 6.5.04: “Al riguardo, evidenzia che la Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, che in precedenza aveva manifestato la propria contrarietà all’esercizio da parte di non medici dell’Osteopatia e della Chiropratica, sembrerebbe ora convenire, anche alla luce degli orientamenti provenienti dalla Comunità europea, sulla previsione per tali professioni di una laurea specialistica.”
[28] “Riconoscimento e disciplina Giuridica della Chiropratica come professione sanitaria primaria”
Senato della Repubblica: n. 3015, 17/10/91, On.le Sartori; n. 50, 16/10/94, On.le Dujany; n. 759,25/6/96, On.le Dondeynaz; n. 1605, 12/7/02, On. Antonio Tomassini.
Camera dei Deputati: n. 5875, 24/7/91, On.le Biondi; n. 1500, 20/10/94 On.le Zacchera; n. 2987, 27/7/95 On.le Balocchi; n. 375, 9/5/96 On.le Balocchi; n. 1131, 29/6/01, On.le Zacchera.
[29] Proposta di testo unificato del relatore on. Francesco Paolo Lucchese, A.C. 137 e abbinate, “Medicine e pratiche non convenzionali”.
[30] Il Sole-24 Ore – 20.09.2004