[frame align=”left”], Mani che curano[/frame]

Friendly novembre 2006, Nicla Vozzella. Una terapia che può attivare il potere di autoguarigione del corpo intervenendo sull’equilibrio tra schiena, postura e muscoli. Due domande per un piccolo test: soffrite di mal di schiena? Avete mai provato la chiropratica? Se la prima risposta è un sì e la seconda un no, allora la soluzione alla lombalgia (è il nome tecnico del più comune mal di schiena), può trovarsi in una disciplina nata negli Usa nel 1895: la chiropratica (dal greco cheiros=mano).

Questa terapia manuale non cura, però, soltanto il mal di schiena, ma ha come obiettivo quello di sollecitare il potere di autoguarigione che ciascuno possiede. L’insieme delle tecniche utilizzate si chiama “aggiustamento” e si distingue dalla manipolazione, tipica di altre medicine manuali, perché non agisce sulla parte dolorante ma sulla spina dorsale. Esiste, infatti, uno stretto legame tra la colonna e il sistema nervoso, quindi le alterazioni vertebrali possono influire sulla trasmissione degli impulsi nervosi e portare a uno squilibrio dell’intero organismo.

Cura e prevenzione. La chiropratica è adatta a tutti, persino ai bambini, ma le tecniche applicate sono diverse a seconda delle condizioni fisiche e dell’età. Molti ritengono che alcuni problemi della colonna vertebrale come, per esempio, l’ernia del disco, debbano essere curati senza ricorrere alla chirurgia. In ogni caso, anche quando si rende necessario l’intervento, può essere utile sottoporsi ad alcune sedute di chiropratica prima dell’operazione per diminuire le tensioni vertebrali. Dopo l’intervento, alcune sedute di “aggiustamento” consentono di abbreviare i tempi necessari alla riabilitazione. Stress e posture scorrette possono indebolire il sistema neuromuscoloscheletrico e creare tensioni a livello della colonna che si ripercuotono sul benessere globale dell’individuo. Per questo, una seduta di chiropratica può avere una funzione sia correttiva sia preventiva. Negli sportivi, per esempio, oltre a ridurre il rischio di infortuni si ottiene un miglioramento delle prestazioni.

La visita in tre step. L’approccio del chiropratico si articola in tre momenti. Dapprima si informa sulla vita della persona a partire dalla sua nascita: le domande, a differenza di quelle comunemente poste da altri specialisti, non riguardano soltanto la storia del corpo, cioè le malattie, le cure e gli interventi chirurgici subiti, ma anche la situazione nutrizionale, lo stato emotivo e le esperienze emozionali vissute come i traumi, i lutti e le separazioni. Successivamente, il chiropratico consulta i risultati delle indagini strumentali (radiografie, tac, ecografie, eccetera). Infine, passa all’esame fisico, che consiste nel controllare la postura e la colonna vertebrale. In particolare, in questa fase viene messa in atto la “palpazione dinamica”, cioè l’esame del corpo attraverso il tocco e l’osservazione del movimento:non si tratta di manipolazioni, ma di interventi manuali specifici mirati a correggere problemi funzionali.

Pochi incontri per stare meglio. Ciascuno è un caso a sé, quindi non è possibile dire a priori quanti incontri saranno necessari per riportare l’organismo in equilibrio. I parametri che determinano la durata della cura includono l’età, il lavoro, le condizioni fisiche e la collaborazione a riconoscere e a mettere in pratica le indicazioni per risolvere i problemi legati allo stile di vita. Di solito, dopo una prima seduta durante la quale il chiropratico interviene sulla postura e individua le eventuali anomalie della colonna, occorrono altre sedute per verificare che l’equilibrio si mantenga. Poi, in assenza di particolari disturbi, può bastare un controllo ogni due-sei mesi per essere certi che non insorgano altri fastidi.

Professionisti riconosciuti all’estero. L’Associazione Italiana Chirorpatici ammette solo professionisti con un diploma di laurea di Doctor of chiropractic, dottore in chiropratica. Non è possibile ottenere la qualifica in Italia perché non c’è ancora una normativa che regoli la professione, quindi bisogna studiare nelle università straniere (ne esistono in Francia, Gran Bretagna, Canada, Nuova Zelanda, Brasile, Australia, Danimarca, Sud Africa e Stati Uniti), dove l’iter di studio è monitorato dalla Federazione mondiale di chiropratica, che ha come interlocutore l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per accedere non è necessario essere laureati in medicina in Italia, anche se alcuni professionisti che operano nel nostro paese lo sono.

Consulenza di John G. Williams,
Doctor of Chiropractic (Usa),
Presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici (Aic)

chiropratici.it