[frame align=”left”], Il benessere viene dalla colonna[/frame]

Viversani e Belli, 16 novembre 2006. Roberta Raviolo. Il benessere viene dalla colonna Con la consulenza della dottoressa Simona Pasquetto, medico chirurgo e Doctor of Chiropractic a Genova. Una serie di manipolazioni, delicate ma decise, in vari punti delle colonna vertebrale, a seconda del disturbo di cui si soffre. E il dolore, poco per volta, si attenua, fino a non presentarsi più, mentre tutto l’organismo – l’insieme di corpo e mente – si sente più in forma, riposato e in forze. Consiste essenzialmente in questo la chiropratica, una disciplina scientifica che si può definire olistica perché ha l’obiettivo non tanto di curare il sintomo, quanto di capire perché quel sintomo compare e, quindi, di intervenire sulle disarmonie che lo provocano (tutte ricollegabili a problemi della colonna vertebrale) e di risolverle. Diffusa in Europa, negli Stati Uniti e in Australia, praticata da decine di migliaia di persone in tutto il mondo, la chiropratica sta iniziando solo adesso a diffondersi in maniera estesa anche in Italia. Infatti, nonostante i suoi benefici siano riconosciuti – da studi neurologici recenti sembra che sia efficace anche contro un problema serio come l’ernia del disco – e molte squadre sportive dispongano di un chiropratico nel team di esperti che rimettono in sesto gli atleti, la maggior parte delle persone ignora di che cosa si tratti e spesso pensa che sia una disciplina dove il massaggio ha un ruolo fondamentale. La chiropratica ha, invece, caratteristiche ben definite e chi vuole diventare “dottore” in chiropratica deve seguire un corso di studi preciso con molte materie in comune con la medicina tradizionale, come anatomia, fisiologia, neurologia. Proprio per diffondere una cultura della chiropratica, la AIC, Associazione Italiana Chiropratici, organizza quest’anno la seconda edizione della “Settimana della chiropratica”che si svolgerà dal 20 al 25 novembre.

Una disciplina olistica
Il termine “chiropratica” deriva da due parole greche: “cheir” cioè mano e “praxis” cioè azione. La Chiropratica è, dunque, un trattamento curativo che si effettua con le mani. L’intervento della chiropratica cura la persona, non il sintomo, e consiste prima di tutto nell’identificare le cause che determinano la comparsa. Per questo, la chiropratica viene definita “disciplina olistica”: considera l’individuo nella sua interezza, sostenendo che l’equilibrio di una persona è una sorta di triangolo equilatero, i cui lati coincidono con i tre aspetti fondamentali dell’essere umano: biochimico, strutturale, psicologico. Lo stato di salute è buono solo quando tra questi tre aspetti c’è armonia. Malesseri, dolori e disturbi, quindi, sono collegati a una disarmonia, vale a dire all’indebolimento di uno di questi tre aspetti. Tutto questo si basa su principi scientifici.

Agisce solo sulle vertebre
La chiropratica nacque nel 1895, quando un terapeuta americano, David Palmer, riuscì a restituire l’udito a un uomo diventato sordo in seguito a un trauma subito alla spina dorsale.
A quell’epoca si parlò di una sorta di “guarigione miracolosa”, ma in seguito la tecnica di Palmer fu studiata in modo più approfondito negli Stati Uniti e si scoprì che si fondava su principi precisi. – Il più importante è che, secondo la chiropratica, esiste uno stretto legame tra la struttura della colonna vertebrale e lo stato di salute generale di una persona.
– Tra le vertebre che costituiscono la colonna vertebrale, infatti, passano i nervi spinali, diramazioni nervose che si estendono a tutto il corpo: a muscoli, ossa, ghiandole e agli organi a questi collegati.
– Se le vertebre sono ben allineate, non si verificano interferenze nervose. Gli impulsi elettrici che partono dal cervello sono trasmessi normalmente, raggiungendo organi e tessuti. L’organismo allora è in buona salute.
– Se, però, alcune vertebre vanno incontro a “sublussazione” (nel linguaggio della chiropratica significa che si spostano dal loro baricentro, anche solo leggermente), i nervi vengono compressi e, quindi, non riescono più a trasmettere bene le sensazioni nervose. Insomma, non funzionano più come dovrebbero.
– La persona è allora soggetta a dolori e a disturbi di vario tipo.

Utilizza le manipolazioni
La chiropratica è un trattamento che viene effettuato attraverso l’impiego delle mani. Tramite manipolazioni e tecniche di aggiustamento manuale, corregge disturbi della colonna vertebrale per restituire all’intero organismo benessere ed equilibrio. La chiropratica si basa su uno dei cardini della medicina moderna: l’organismo ha la capacità innata di trovare e mantenere uno stato di equilibrio, senza che si debba ricorrere a trattamenti invasivi. La chiropratica sostiene che al corpo di una persona non si debba aggiungere nulla (per esempio farmaci) e nemmeno togliere nulla (ricorrendo alla chirurgia). Questi interventi, infatti, possono interferire con i naturali processi di ricerca dell’equilibrio che il corpo stesso mette in atto. Questa disciplina sollecita la capacità innata dell’organismo di ritornare in condizioni di equilibrio. Per questo motivo la chiropratica può essere definita un sistema di cura non delle malattie, ma degli equilibri di una persona. L’individuo, a sua volta, non è concepito come un insieme di organi distinti, ma come un unicum in cui tutte le funzioni sono strettamente collegate tra loro. La chiropratica è finalizzata essenzialmente alla rimozione della sublussazione, vale a dire dell’interferenza neuro-fisiologica che esplica un effetto negativo sulla forza vitale dell’organismo e sul suo equilibrio. Il chiropratico, che è provvisto di competenze scientifiche e di un comportamento razionale appreso nel corso dei suoi studi, favorisce l’autoguarigione rimuovendo la sublussazione.

La differenza con altre metodiche
Spesso si fa confusione tra la chiropratica e altre metodiche come osteopatia, fisiatria e fisioterapia, che hanno in comune il benessere dell’individuo. La chiropratica al limite si può avvicinare in parte all’osteopatia, dal momento che anche questa cura la persona non tanto eliminando i sintomi, ma riportando in salute tutto l’organismo: per questo sono entrambe definite discipline olistiche. Fisioterapia e fisiatria, invece, sono differenti perché fanno parte della medicina tradizionale e non escludono l’impiego di metodi chirurgici e di farmaci. Ma vediamo, più nel dettaglio, in che cosa consistono affinità e differenze.

La fisioterapia
Si tratta di una professione che si occupa della prevenzione, della cura e della riabilitazione di disturbi legati a malattie o traumi, utilizzando metodiche manuali e strumentazioni. Il fisioterapista è un professionista che ha conseguito una laurea di primo livello in fisioterapia all’università e, come succede anche per i medici, è tenuto a seguire corsi di aggiornamento in base a un programma del Ministero della Salute. Autonomamente o in collaborazione con altri, il fisioterapista svolge un’attività che prevede la riabilitazione e la prevenzione di disturbi a livello motorio (di muscoli, ossa e articolazioni), neurologico e viscerale.

In che cosa si distingue dalla chiropratica
La fisioterapia non è una laurea vera e propria ed il suo campo d’azione riguarda soprattutto la riabilitazione muscolare. Il fisioterapista lavora presso strutture ospedaliere e ha in cura diverse persone. Inoltre utilizza strumentazioni altamente tecnologiche. La fisioterapia, infine, poggia i suoi fondamenti nella medicina tradizionale, quindi si occupa della persona non tanto nella sua globalità ma prendendo in considerazione i sintomi singoli. La chiropratica, invece, si occupa dello studio della colonna.

L’Osteopatia
Alla base di questo metodo di cura c’è il principio che senza movimento non c’è salute e nemmeno vita. Se, quindi, si verificano disfunzioni o blocchi che impediscono il movimento, l’organismo si ammala. L’osteopata in Italia è una figura che ha seguito un corso di laurea in Medicina e chirurgia, Fisioterapia o Scienze motorie e che ha poi seguito una scuola a tempo parziale della durata di sei anni (per un totale di 1.800 ore) o che ha seguito una scuola a tempo pieno della durata di 5.000 ore conseguendo una specializzazione. Al termine degli studi, però, è necessario superare un esame di stato riconosciuto dal Registro Osteopati d’Italia (ROI).

In che cosa si distingue dalla chiropratica
La differenza principale sta nella tecnica. Infatti, i trattamenti dell’osteopatia prevedono movimenti più lenti e più delicati e, in genere, una seduta è più lunga di una di chiropratica. Inoltre, mentre la chiropratica agisce soprattutto sulla colonna vertebrale, pur prevedendo manovre anche su altre parti del corpo, l’osteopatia agisce un po’ sulle articolazioni. Un punto di incontro tra le due discipline riguarda il sistema cranio-sacrale. Infatti, secondo questa tecnica, le ossa del cranio hanno un movimento e un allineamento propri e possono bloccarsi a seguito di diversi eventi (malposizioni, traumi, parti) : compito dell’osteopata sbloccarle. Anche la chiropratica prevede interventi dedicati specificamente al sistema cranio-sacrale.

La fisiatria
Detta anche Medicina Fisica e Riabilitativa, è una branca specialistica della medicina tradizionale. Se ne occupa un medico, il fisiatra, che acquisisce questa specializzazione (il cui corso ha la durata di quattro anni) dopo aver conseguito la laurea in Medicina e chirurgia. Il fisiatra dirige i reparti di Medicina Fisica e Riabilitativa. Questa figura professionale è forse quella che ha le caratteristiche di maggiore interdisciplinarietà: interviene sugli esiti di traumi, di malattie ortopediche, reumatologiche, neurologiche, respiratorie, cardiologiche e molte altre.

In che cosa si distingue dalla chiropratica
La fisiatria è la disciplina che si differenzia di più dalla chiropratica. Infatti il fisiatra somministra anche farmaci e si avvale di esami strumentali per la diagnosi e la cura, senza disdegnare la possibilità che per risolvere un problema ci si debba affidare al chirurgo. La differenza sostanziale sta nel fatto che la fisiatria è una branca medica specialistica con un ordinamento didattico universitario secondo le norme dell’Unione Europea.

Come si applica
La visita dal chiropratico. Vediamo in pratica come avviene una visita del chiropratico.
Il colloquio. Consiste nella raccolta di informazioni sulla storia medica della persona a partire dalla sua nascita. Vengono esaminate le malattie avute, gli eventuali interventi chirurgici, i farmaci presi di recente o in passato, le abitudini di vita, l’attività fisica. Non vengono trascurati anche eventuali fatti traumatici per la psiche, come lutti o separazioni.
La valutazione. Prende in considerazione indagini strumentali, come radiografie, risonanze magnetiche, TAC, ecografie effettuate sull’apparato osteo-muscolo-scheletrico.
L’indagine fisica. Consiste in un accurato controllo dell’atteggiamento posturale e della colonna vertebrale, in cui eventuali anomalie di struttura possono influenzare o provocare il problema in atto. Per comprendere a fondo il problema, i dottori in chiropratica studiano per anni la cosiddetta “palpazione dinamica”, cioè la capacità di esaminare le strutture del corpo attraverso il tatto e il movimento.

Due esempi
Colpo della strega. E’ un disturbo acuto dovuto alla contrazione improvvisa dei muscoli della zona lombare. Può manifestarsi dopo un banale movimento (per esempio aprire un cassetto), una torsione brusca del tronco o il sollevamento di un peso. Le cause possono essere diverse: scarso tono della muscolatura lombare, ipolordosi (mancanza della normale curvatura della colonna lombare), diturbi dei dischi intervertebrali o ernie. Una volta individuata la causa del problema, il chiropratico interviene con la tecnica più adatta al caso per ripristinare la funzionalità della colonna lombare. Migliorando la funzionalità diminuisce il sintomo. Il miglioramento si avverte già dopo la prima seduta.

Malesseri da flusso mestruale. Responsabile di questo problema è il ristagno linfatico. Il chiropratico interviene mobilizzando tutta la colonna vertebrale. Così stimola le terminazioni nervose che regolano le funzioni circolatorie dell’organismo. Poi, attraverso alcune manovre, sblocca i dotti linfatici che si trovano sotto i muscoli pettorali. Se si tratta di un disturbo recente, una sola seduta può bastare a risolverlo. Se è cronico, occorrono circa due mesi con sei-otto trattamenti. Inoltre il chiropratico fornisce indicazioni sullo stile di vita più corretto da seguire per prevenire la ricomparsa del problema. Irregolarità mestruali, mestruazioni dolorose o scarse, invece, possono dipendere da un’infiammazione dell’utero, a causa di un’alterazione della colonna vertebrale nel tratto lombare e sacrale. Il chiropratico interviene con manipolazioni in queste zone. A volte i miglioramenti si notano già dopo una seduta altre dopo 6-8 trattamenti.

Come avviene un trattamento
Non è necessario vestirsi in modo particolare: basta sentirsi comodi. Non si deve essere a digiuno. Il chiropratico procede con l’ “aggiustamento”, una mobilizzazione eseguita con le mani a livello della zona interessata. La persona è in posizione seduta o sdraiata e nel frattempo l’operatore continua a eseguire una serie di manovre delicate ma decise sulla colonna vertebrale. Il trattamento è indolore (al limite si avverte solo uno “scrocchio” delle articolazioni vertebrali) ed è privo di controindicazioni, dal momento che il trattamento è del tutto personalizzato: infatti, esistono decine di movimenti che l’operatore può applicare secondo altrettante tecniche diverse a seconda delle necessità. In questo modo viene ripristinata la corretta trasmissione degli stimoli nervosi, quindi l’organismo è in grado di ritrovare la capacità di autoguarigione. Una seduta di chiropratica ha una durata di circa 15 minuti. Il tempo necessario per avvertire benefici è molto soggettivo, a volte già dopo una seduta si avverte sollievo, in altri casi ne sono necessarie almeno due o tre. Una volta risolto il disturbo, il chiropratico consiglia di sottoporsi a una visita di controllo almeno due volte all’anno (a seconda del problema), per ridurre il rischio che il dolore ricompaia per mantenere il benessere raggiunto. Una seduta periodica dal chiropratico è di giovamento per chiunque, perché favorisce la salute di tutto l’organismo, aiutando a prevenire problemi, come mal di schiena e mal di testa dovuti allo stress.

Quali disturbi cura
Artrosi. Questo disturbo consiste nella degenerazione dei dischi intervertebrali. Con il passare degli anni il tessuto che compone i dischi può logorarsi; via via si appiattiscono, riducendo lo spazio tra le vertebre e causando un innaturale allineamento tra esse. Se questo spostamento è lento nel tempo, la colonna vertebrale ha il tempo di adattarsi e non si avvertono particolari disturbi. Ma se l’assottigliamento avviene velocemente, le due vertebre sfregano tra di loro provocando un forte dolore. Questo disturbo è un processo costante e continuo. La degenerazione dei dischi avviene soprattutto nelle due zone della colonna vertebrale più flessibili e che compiono più movimenti, vale a dire la lombare e la cervicale: è infatti in queste due regioni che l’artrosi compare più di frequente. A volte lo sfregamento delle vertebre provoca anche la contrazione di un muscolo che ha lo scopo di limitare proprio il contatto tra le vertebre stesse. In questo caso il danno alle ossa è limitato, ma la persona avverte un dolore molto acuto.
Traumi dovuti a infortuni. Un incidente stradale o una semplice caduta possono causare danni di varia serietà.
– Lo stiramento. Si verifica quando si sottopone un muscolo della schiena a un movimento brusco che ne provoca un repentino allungamento. Al momento non si avverte dolore, ma in seguito il muscolo si irrigidisce e la persona inizia a sentire male. Può capitare mentre si pratica uno sport che preveda allungamenti improvvisi della schiena, per esempio la pallacanestro.
– La coccialgia. È una lesione che ci si procura al coccige dopo che lo si è battuto violentemente contro qualcosa, per esempio per terra. Il dolore è intenso e sembra che non ci si possa muovere, ma è sufficiente qualche giorno di riposo per stare meglio.
– Il colpo di frusta. È la conseguenza più classica di un tamponamento. La testa viene bruscamente ribaltata all’indietro con un movimento del tutto simile a quello di una frusta, cosa che provoca un trauma ai muscoli del collo. Per evitare di avvertire dolore in genere si deve portare un collare che immobilizzi il collo.
– I danni al midollo. Sono i casi più seri: si verificano quando, per esempio in seguito a un incidente automobilistico, vengono intaccate le vertebre e lesionato il midollo spinale. Se il danno è serio, si rischia anche di restare paralizzati dal punto della lesione in giù. L’uso della cintura di sicurezza limita il rischio che queste lesioni si verifichino.
I traumi cronici da malposizionamento. Sono i danni più subdoli perché si instaurano nel corso di anni di cattive abitudini. Ecco quando si possono instaurare. – Quando è un problema professionale. Alcune categorie professionali sono più esposte al mal di schiena. Per esempio, tra il personale sanitario, sono soprattutto gli infermieri che soffrono di lombalgia (cioè di dolore localizzato ai lombi, nella parte bassa della schiena) per il tempo che trascorrono in piedi e la consuetudine di spostare i malati. Le mansioni che prevedono un continuo spostamento di carichi, soprattutto se di notevole entità, possono causare dolori acuti o cronici alla colonna. Anche lavori più sedentari possono danneggiare la colonna. Chi passa ore davanti ad un terminale posto in posizione laterale rispetto alla colonna può sviluppare contratture muscolari che sono le più frequenti cause del mal di schiena.
– Se si pratica lo sport sbagliato. Lo sport aiuta contro il mal di schiena solo se viene praticato in modo corretto. Lo sci, per esempio, può comportare movimenti bruschi che, se compiuti in modo non corretto, possono causare mal di schiena. Anche il tennis e il sollevamento pesi possono favorire la comparsa di strappi e la lombalgia.

– Se si fuma molto e si è stressati. Il fumo impedisce un corretto apporto di ossigeno ai muscoli della schiena e alle ossa della colonna vertebrale, favorendo il dolore. Lo stress, inoltre, fa calare i livelli di endorfine, sostanze naturali che funzionano come antidolorifici naturali. Di conseguenza il dolore si avverte maggiormente.

Altri problemi. Secondo la WFC (Federazione Mondiale dei Chiropratici), il 95 per cento delle persone che si rivolge al chiropratico ha problemi che riguardano l’apparato neuro-muscolo-scheletrico, che si manifestano con mal di schiena, spalle, braccia o gambe. La chiropratica, però, è efficace anche per altri malesseri, che apparentemente non sembrano collegati con la colonna vertebrale. Sempre la WFC infatti, ha valutato che circa il 25 per cento delle persone che si rivolgono a un chiropratico dichiarano di aver ottenuto sollievo a disturbi a carico dell’apparato respiratorio, digerente, circolatorio e visivo.

La schiena ai raggi X
La schiena è una struttura delicata e flessibile, che svolge diverse funzioni:
– sorregge la parte superiore del corpo, cioè il torace, le braccia e il capo;
– protegge il midollo spinale, una struttura nervosa che mette in comunicazione il cervello con il resto del corpo;
– consente movimenti essenziali come camminare, alzarsi, sedersi, voltare la testa, spostare oggetti.
È costituita da una serie di ossa e muscoli, che permettono i movimenti. La struttura ossea più importante è il rachide o colonna vertebrale, una vera e propria colonna costituita da una serie di ossa, l’una sopra l’altra: le vertebre.
Le vertebre
Ciascuna vertebra ha forma tondeggiante, con una cavità al centro. Poste le une sulle altre, le vertebre costituiscono una sorta di canale attraverso il quale passano i nervi e il midollo spinale.
– Tra una vertebra e l’altra si trovano i dischi, cuscinetti circolari formati esternamente da un rivestimento duro e fibroso e con un interno morbido, del tutto simile a gelatina.
– Il ruolo dei dischi è collegare tra loro le vertebre, proteggendole dallo sfregamento reciproco durante i movimenti: sono gli ammortizzatori “naturali” della nostra colonna vertebrale.
I muscoli
Oltre alle ossa, esistono una grande quantità di muscoli e legamenti, che hanno la funzione di proteggere e stabilizzare le ossa sia in stato di immobilità sia durante i movimenti.

Le vertebre sono raggruppate in cinque regioni:
– La cervicale, costituita da 7 vertebre, flessibile per consentire i movimenti del collo;
– La toracica, composta da 12 vertebre, più lunga e più “immobile” per assicurare il fissaggio delle ossa che formano la gabbia toracica;
– La lombare, formata da 5 vertebre e molto flessibile per permettere alla schiena di piegarsi per compiere i movimenti quando una persona si china, si alza e si siede;
– La sacrale, consiste in un solo osso, il sacro, che forma la parte posteriore del bacino;
– La coccigea, cioè la parte finale della colonna stessa, anche questa formata da un solo osso detto coccige, che in origine era formato da 4 vertebre.

Una risposta ai dubbi più comuni
Ecco le risposte alle più comuni domande e dubbi che possono riguardare la chiropratica.

Come ci si sente dopo una seduta di chiropratica?
Chi ha provato questo trattamento afferma di sentirsi meglio sia fisicamente sia psicologicamente. Infatti grazie alle manipolazioni il corpo viene riportato in un buon equilibrio osseo, nervoso e muscolare. Organi e tessuti funzionano meglio, tutti i distretti del corpo sono in comunicazione ottimale tra di loro, gli ormoni vengono prodotti nei giusti livelli e circolano a dovere. Tra questi anche gli ormoni deputati al benessere, come la dopamina e le endorfine. Tutto questo influisce sul benessere mentale che, a sua volta, aumenta la sensazione di benessere fisico. Ecco perché la chiropratica viene definita come una disciplina olistica.

La chiropratica è adatta per i bimbi?
Sì, anche i più piccoli possono trarne grandi benefici. Una ricerca condotta in Danimarca ha scoperto che i neonati sottoposti a trattamenti di chiropratica hanno coliche gassose più brevi e meno intense. L’Associazione Internazionale di Pediatria Chiropratica (ICPA) consiglia anzi di sottoporre i bambini a un controllo dal chiropratico fin dai primi giorni di vita.

Ho settant’anni e soffro di mal di schiena : posso sottopormi a sedute di chiropratica?
Senz’altro. Grazie alle tecniche di aggiustamento, questa metodica può essere un valido aiuto per le persone anziane per migliorare e contenere i sintomi delle malattie tipiche della terza età. Gli anni non rappresentano in alcun modo una controindicazione.

Ho diversi chili in più: la chiropratica con me può essere inefficace?
Non ci sono motivi per credere che il peso in eccesso possa costituire un ostacolo alla buona riuscita dei trattamenti di chiropratica. Il trattamento può anzi riuscire a riequilibrare eventuali disarmonie dell’organismo (dalle quali può dipendere il peso in eccesso) e quindi può essere associato a una cura più ampia che comprenda dieta corretta ed esercizio fisico, per perdere i chili di troppo e risolvere eventuali disturbi legati proprio all’eccesso di peso, come il mal di schiena.

Tempo fa mi sono fratturato una gamba. Posso sottopormi a un trattamento?
Dipende da quanto è recente la frattura. Se si tratta di un incidente di vecchia data, curato in modo appropriato, non c’è controindicazione a sottoporsi a sedute di chiropratica. Se poi la frattura è stata causata da un problema di osteoporosi, la chiropratica è in grado di contenere e anche di migliorare questo disturbo. Il trattamento, infine, contribuisce ad alleviare eventuali dolori che una persona che ha subito una frattura può continuare ad avvertire nel corso del tempo. Se, invece, la frattura è avvenuta in tempi recenti, è meglio aspettare un po’ prima di sottoporsi a una seduta di chiropratica. In ogni caso sarà lo stesso medico, durante l’anamnesi, a individuare il problema e a rimandare la seduta oppure a evitare certe manovre.

Ho conosciuto una persona che sostiene di essere un chiropratico laureato in Italia. Mi devo fidare?
In casi come questo è bene prestare un po’ di attenzione. Il titolo che abilita a effettuare l’assistenza chiropratica non si può ottenere in Italia, perché nel nostro paese non esiste ancora un iter di studi che conduca all’esercizio di questa professione. Non è necessario essere medici ma aver conseguito il titolo di chiropratici o, più esattamente, di Doctor of Chiropractic frequentando uno dei college presenti per esempio negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia, Canada, Nuova Zelanda. In queste scuole l’iter di studi che porta alla laurea è adeguato agli standard indicati dalla Federazione Mondiale di Chiropratica, società collegata con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quindi, tutti gli italiani che esercitano la professione di chiropratico devono essersi laureati all’estero. È quindi importante accertarsi che un chiropratico sia in possesso del titolo, per non capitare tra le mani di inesperti che millantano di essere chiropratici. Per non correre rischi, comunque, è bene contattare l’Associazione Italiana Chiropratici che è in grado di fornire i nominativi di veri esperti più vicini al proprio domicilio.

Sto bene e non ho disturbi : mi posso sottoporre a una visita?
La maggior parte delle persone si sottopone a sedute di chiropratica quando il dolore si è già manifestato. Infatti è poco noto che la chiropratica ha anche un’efficacia preventiva visto che le disfunzioni dell’apparato muscoloscheletrico, su cui la metodica agisce, possono essere presenti anche prima della comparsa dei sintomi. L’esperto sa individuarle anche se la persona non si è ancora resa conto del problema. Una volta risolto il disturbo, poi, il chiropratico consiglia di sottoporsi a una seduta almeno una volta all’anno, per ridurre il rischio che il disturbo si manifesti nuovamente.

Può aiutare gli sportivi?
Sì, questa disciplina può aiutare tutti coloro che si dedicano ad attività sportive, che siano professionisti o facciano sport per divertimento. La pratica si rivela utile sotto due aspetti: da una parte riduce il rischio degli infortuni e le loro conseguenze, dall’altro migliora le prestazioni perché riporta equilibrio nei muscoli e in tutto l’organismo. Squadre sportive di primo livello, italiane e internazionali, hanno inserito la figura del chiropratico all’interno del proprio staff.

Ogni tanto faccio un ciclo di massaggi rilassanti: sono incompatibili con la chiropratica?
No, affatto. È possibile sottoporsi a massaggi e anche a sedute di chiropratica, tanto più se entrambi i trattamenti, anche in modo diverso, cooperano al benessere psicofisico di un individuo. In ogni caso, poiché il chiropratico effettua sempre una accurata anamnesi prima di iniziare le sedute, qualsiasi altro trattamento o cura “incompatibili” verrebbero individuati e si deciderebbe di conseguenza.

Chi ha tumori alle ossa può sottoporsi a chiropratica?
Dipende dal tipo di malattia. In certi casi è meglio evitare per il rischio che si verifichino fratture. Per i tumori ossei localizzati esistono tecniche più soft che possono apportare beneficio a una persona.

Una donna in attesa può sottoporsi a un trattamento di chiropratica?
La chiropratica può tranquillamente essere eseguita su una donna in gravidanza, perché non ci sono controindicazioni. Anzi, il trattamento può rappresentare un valido aiuto per prevenire la comparsa del mal di schiena che si presenta soprattutto a partire dal sesto mese di gestazione in poi. Sembra anche che le donne che si sottopongono regolarmente a sedute dal chiropratico abbiano un travaglio più breve e una fase espulsiva più veloce, poiché il trattamento migliora l’irrorazione sanguigna alla colonna e al bacino. La chiropratica può preparare al parto.

Ho sentito dire che non ci si può sottoporre al trattamento nei giorni del flusso mestruale. È vero?
No, non ci sono controindicazioni a farlo. La chiropratica può anzi dare sollievo nei casi di mestruazioni dolorose. Infatti il dolore, frequente soprattutto nei giorni precedenti il flusso e nei primi giorni del flusso, può essere correlato a una sublussazione vertebrale a livello del bacino, della zona lombare e della zona cervicale alta.
Intervenendo su queste sublussazioni, il chiropratico riesce a dare sollievo dal dolore, ma anche a risolvere anomalie legate alla durata e alla frequenza delle mestruazioni, per esempio a flussi abbondanti o irregolari.

La “Settimana della chiropratica”
La seconda edizione della Settimana della chiropratica, dal 20 al 25 novembre 2006, ha un obiettivo preciso: diffondere una corretta conoscenza della chiropratica e, nel tempo stesso, difendere le persone da chi si improvvisa chiropratico senza averne la qualifica e le competenze. La Settimana è un vero e proprio invito alla prova che vede coinvolti i chiropratici associati dell’AIC, che apriranno le porte dei loro studi per offrire un controllo gratuito a chi soffre di mal di schiena, e anche a coloro – novità più importante– che hanno problemi di ernia del disco.

Tanti controlli gratuiti. Da lunedì a venerdì sarà possibile chiamare il numero verde gratuito 8000 017806 dalle 9.00 alle 12.00 per avere l’indirizzo e il numero telefonico del chiropratico più vicino alla propria abitazione, a cui rivolgersi per prenotare il controllo gratuito. Dalle 16.30 alle 18.30, invece, si potrà telefonare per avere informazioni sulla metodica, le indicazioni e gli effetti del trattamento. Risponderanno al telefono chiropratici laureati in medicina e chirurgia in Italia e in possesso il titolo di Doctor of Chiropractic conseguito all’estero.

È possibile mettersi in contatto con un chiropratico qualificato anche se non è stato possibile approfittare della visita gratuita offerta dalla Settimana della chiropratica.
Il numero verde 800 017806 è sempre attivo, ma è possibile contattare direttamente l’AIC, Associazione Italiana Chiropratici al numero 010 5533036, fax 010 5848607, oppure inviare una e-mail all’indirizzo a_i_c@iol.it. Il sito internet è www.associazionechiropratici.it.

E’ efficace per l’ernia del disco?
Negli Stati Uniti molti medici indirizzano le persone con ernia del disco a un chiropratico come prima soluzione, allo scopo di ottenere una riduzione del dolore e di evitare l’intervento chirurgico. Almeno negli Usa, quindi, la chiropratica in caso di ernia del disco non solo non è controindicata, ma è anzi fortemente raccomandata.

RISPONDE L’ESPERTO
DOTTOR ALFREDO BIASINI, neurochirurgo all’ospedale Fatebenefratelli -Oftalmico di Milano.

Ci può spiegare che cos’è l’ernia del disco?
Si tratta della fuoriuscita, dalla sua sede naturale, del nucleo polposo contenuto nel canale intervertebrale, costituito da vertebre poste l’una sull’altra. Il nucleo polposo è costituito da tessuto spugnoso e ricco d’acqua e, a sua volta, è contenuto in un involucro di fibrocartilagine detto “anello fibroso” che si chiaa così perché è una struttura concentrica in tutto simile cioè a un anello.

Che compito ha l’anello fibroso?
Il ruolo dell’anello fibroso è tenere il disco intervertebrale ancorato alle sue due vertebre. Quando si forma l’ernia, il nucleo polposo fuoriuscito può comprimere le terminazioni nervose che passano nel canale vertebrale, provocando di conseguenza un dolore acuto e intenso che si può irradiare fino ai glutei, alla coscia, alla gamba e al piede.

Quali sono le cause alla radice di questo problema?
L’ernia può essere la diretta conseguenza di microtraumi che la colonna subisce durante l’attività fisica, a seguito di sollevamento di pesi o, ancora, per l’abitudine di assumere posizioni scorrette. Se i muscoli della schiena sono tonici e forti, riescono a contenere il trauma e a impedire che si formi l’ernia. In caso di muscolatura debole il rischio è più elevato. Anche i legamenti della colonna vertebrale sono importanti nella comparsa dell’ernia. Il loro assottigliamento e indebolimento ostacola infatti il compito di contenimento il nucleo polposo nella sua sede naturale.

Come si affronta il disturbo?
Oggi, se possibile, si tende a evitare l’intervento chirurgico, visto che in alcuni casi il nucleo polposo si disidrata in modo naturale e smette di esercitare la pressione dolorosa sui nervi spinali. Senza contare che non sempre l’intervento chirurgico è risolutivo, perché a volte l’ernia si riforma.

Quando ci vuole il bisturi?
Quando l’ernia del disco causa disturbi neurologici e motori sempre più seri e tali da compromettere il benessere e lo svolgimento delle attività quotidiane. Negli altri casi l’intervento chirurgico rappresenta l’ultima soluzione, quando cioè il dolore si prolunga nel tempo oltre i sei mesi e non trae beneficio dagli interventi conservativi, tra cui la chiropratica.

Che ruolo svolge la chiropratica?
Appartiene alla categoria degli interventi conservativi, cioè che non prevedono la chirurgia. Anche in Italia si sta sempre più delineando come un aiuto per recuperare l’efficienza funzionale in caso di ernia e nelle altre forme di lombalgia. Va comunque ricordato che l’ernia richiede una particolare competenza, un adeguamento della tecnica. Oltre che per il trattamento del disturbo in sé, la chiropratica è indicata anche dopo un intervento chirurgico di asportazione dell’ernia stessa, sia per un più veloce recupero sia per evitare il pericolo che l’ernia si riformi.

Testo estratto da “Chiropratica – il benessere viene dalla colonna” pubblicato su Viversani e Belli

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