[frame align=”left”], La Gioia che viene dal respiro[/frame]

Flair febbraio 2007. Grazia Pallagrosi. La paura toglie il respiro, l’ansia lo accelera e poi lo spegne, in una paralisi che arriva al galoppo di un soffio troppo rapido, contratto, sacrificato. E quando finalmente tutto si risolve, tiriamo in sospiro di sollievo: i polmoni si riempiono il torace si allarga e la vita sembra più leggera. In questo legame tra essere e respirare sta tutto il significato di un gesto che, sebbene automatico, può diventare uno strumento di autocura. Pensateci: il respiro è il primo atto di affermazione autonoma con cui, dopo la nascita, ci affranchiamo dal corpo della madre. Ma è anche lo specchio delle nostre emozioni. “Osservando come respira, possiamo capire se una persona è stanca o riposata, in lotta col mondo o in pace con se stessa”, dice Patrizia Rottigni, insegnante all’Istituto sperimentale di psicodinamica applicata di Milano. “Oltre a rifornirci di ossigeno, l’aria che immettiamo ed emettiamo tende un ponte tra realtà interiore ed esterna, tra la fisiologia del corpo e dello spirito”. Non a caso, discipline antichissime come l’Ayurveda e la medicina tradizionale cinese hanno utilizzato il respiro sia come strumento terapeutico, sia come chiave d’accesso agli stati più elevati di coscienza. Così come lo yoga deve il suo successo millenario anche all’efficacia del pranaiama, un insieme di tecniche per introdurre nei polmoni più quantità d’ossigeno per rigenerare l’organismo e convogliare energia “pulita” sul piano psichico. Per noi occidentali, invece, si tratta di un approccio relativamente nuovo. Raccolto però da una miriade di discipline che oggi riprendono la respirazione nella cura di molti disturbi.

L’elasticità ritrovata
L’ultimo campo in cui si applica è la chiropratica. Lo fa una tecnica americana – Network Spinal Analysis – (www.associationfornetworkcare.com) – che, per ridare equilibrio ed elasticità alla colonna vertebrale irrigidita dalle tensioni emotive, abbina le manipolazioni del medico con esercizi di “integrazione somato-respiratoria”. “Ampliando il respiro”, speiga il Dr. Arthur Daniel Blewitt, “si porta energia all’organismo nelle parti in cui è bloccato e si disintossica la psiche. Oltre alle manipolazioni che sbloccano e riportano nel giusto assetto la spina dorsale, con lievi tocchi in specifici punti della colonna si libera il respiro, allentando le tensioni e favorendo il recupero di una elasticità fisica ed emotiva. Il paziente esegue esercizi respiratori che, abbinati a movimenti delle mani sull’addome e sul torace, aiutano a prendere coscienza dei problemi che ci fanno soffrire, per poi liberare l’energia che serve a superarli e attivare le nostre capacità di autoguarigione”. Così, mentre si ridà coscienza al corpo, si ottengono molti benefici fisici: la cassa toracica si allarga e poi si restringe, lo stomaco si solleva e poi si abbassa in una sorta di massaggio ritmico che favorisce la digestione e il rilassamento della muscolatura intestinale; la circolazione sanguigna e linfatica migliorano, con lo smaltimento delle tossine fisiche e mentali.

Testo estratto da “La Gioia che viene dal respiro” pubblicato su Flair

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