[frame align=”left”], Cure lariane per gli eroi del rugby azzurro[/frame]

Corriere di Como, 7 aprile 2007. Massimo Moscardi. Il comasco Alessandro Trabattoni fa parte dello staff medico della Nazionale. Alla base dei successi della Nazionale italiana di rugby, grande protagonista al recente torneo “Sei Nazioni”, c’è anche un risvolto tutto comasco. Dello staff medico degli azzurri, infatti, fa parte anche il chiropratico lariano Alessandro Trabattoni. “Faccio parte da due anni di questo gruppo, dopo la chiamata del responsabile medico Gianluca Melegati – sostiene Trabattoni – il mio esordio è stato nel 2005 in occasione di un test match contro il team di Tonga. Da lì è iniziato il rapporto con un gruppo che non esito a definire eccezionale”. La chiropratica, di cui si occupa il comasco, è una tra le medicine alternative più diffuse al mondo e si basa su un principio semplice: i problemi strutturali del corpo, soprattutto quelli che coinvolgono la colonna spinale, possono generare problemi di funzionalità. Può essere definita una tecnica per ritrovare l’equilibrio e ha valenza sia curativa sia preventiva. I giocatori della Nazionale di rugby se ne sono avvalsi e, come sottolinea ancora Trabattoni, “i risultati sono stati buoni, fin dall’inizio, durante il primo “Sei Nazioni” in cui ho seguito gli azzurri. La collaborazione sta dunque proseguendo e ha portato i suoi frutti”. “Il rugby è uno sport dove ci sono forti collisioni – sostiene ancora il dottore comasco – ma la chiropratica serve anche in altre discipline”. Il lariano si è avvicinato volentieri alla palla ovale, visto che qualche anno fa è stato protagonista di una disciplina simile al rugby. “Ho praticato football americano come professionista in Italia e anche negli Stati Uniti – dice – e sicuramente l’essere stato atleta mi ha aiutato. Capisco bene le esigenze dei giocatori e con loro ho un ottimo rapporto”. “I ragazzi della Nazionale – prosegue Trabattoni – sono tutti atleti che hanno alla base umiltà e carattere. E, per quanto mi riguarda, devo dire che sono molto disponibili e rispettosi nei confronti dello staff medico. Cosa che non è affatto scontata, visto che in altri ambiti ho trovato atteggiamenti decisamente differenti”. Grazie agli importanti risultati ottenuti dalla Nazionale, il rugby sta trovando sempre maggiore visibilità. E gli appassionati crescono in proporzione. In una fase in cui il calcio, che da sempre è lo sport più gettonato nel nostro Paese, non sta passando un buon momento, il confronto è stridente. “Il rispetto per gli avversari e per gli arbitri e il fair play sono alla base di questo sport – aggiunge il comasco dello staff medico azzurro – in questo sport, poi, come è noto, è anche previsto il cosiddetto “terzo tempo”, quando le due squadre dopo ogni partita si ritrovano assieme a cena”. Nell’ultimo “Sei Nazioni” sono state indimenticabili le vittorie dell’Italia negli incontri disputati contro Scozia e Galles. Partite che Alessandro Trabattoni ha vissuto a bordo campo. “Questi successi non sono arrivati a sorpresa – spiega – io ero convinto che la nostra Nazionale potesse fare bene, perché in questo periodo nello staff ho assistito a un costante processo di crescita. Già nella trasferta con l’Inghilterra, davanti a 90mila spettatori, l’Italia aveva fatto una bellissima figura. Le affermazioni con Scozia e Galles sono state la logica conseguenza di un cammino, anche se non sono state semplici da conquistare”. “Pensiamo ad esempio alla gara vinta con il Galles – dice ancora – una squadra di grande tradizione che non voleva perdere con noi per non ritrovarsi con il “cucchiaio di legno”. L’Italia ha interpretato quell’incontro nel migliore dei modi”. Le emozioni sono state forti: “Ho avuto la possibilità – afferma –di entrare nei templi del rugby, impianti entrati nella storia di questa specialità, come il Millenium Stadium di Cardiff e Twickenham a Londra”. Trabattoni racconta poi di un metodo di cura che risulterà curioso ai non addetti ai lavori, l’immersione, dalla vita in giù, in una vasca di ghiaccio. Un procedimento che viene attuato dopo le partite. “Lo scopo – afferma – è smaltire l’acido lattico e favorire il recupero muscolare. Un processo molto utile per le gambe, che durante le partite sono la parte del corpo che viene più colpita”. Subito dopo il bagno nel ghiaccio gli atleti si sottopongono a venti minuti di ciclette, per consentire alle tossine di uscire dalla muscolatura. E tra un paio di mesi la Nazionale di rugby è attesa da una trasferta in Polonia, dove ci sono specifiche camere di ghiaccio, con temperatura a -20, -50, e -120 gradi. “Il contrasto crea una rigenerazione del tessuto connettivo”, spiega il dottore azzurro. Ma Trabattoni, oltre che con la Nazionale di rugby, lavora anche con altri team e atleti. “Da cinque anni sono legato ai Vipers Milano di hockey su ghiaccio, dove mi hanno portato i gemelli comaschi Andrea e Matteo Molteni, che seguo da molto tempo. Da tre stagioni, invece, collaboro con l’Armani Jean Milano, alla quale sono arrivato grazie a Hugo Sconochini”. Trabattoni, inoltre, è legato anche alla Canottieri Lario, e in passato è stato nello staff dell’Inter. Quale stretto collaboratore di Jean Pierre Meersseman (“Al quale devo tutto”, tiene a specificare) è a contatto con gli atleti del Milan, visto che lo stesso Meersseman è il coordinatore sanitario del progetto “Milan Lab”. Dal suo lavoro, dunque, sono passati molti successi dello sport italiano, anche se non manca un aneddoto curioso che riguarda un atleta straniero. “L’ex interista Mikael Silvestre, oggi al Manchester United – conclude – qualche anno fa non era al meglio e mi ha chiamato. Sono partito apposta per l’Inghilterra e, al di là di un discorso professionale, devo dire che è stato molto emozionante seguire dal vivo una partita all’Old Trafford, uno tra gli stadi più famosi al mondo”.

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