Campionessa italiana di Triathlon dal 2009 al 2012, campionessa italiana di Duathlon nel 2013, medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 2008 a Pechino, una laurea in Restauro appena conseguita all’Accademia delle Belle Arti di Brera. Ragazza cordiale, vivace, determinata, instancabile. Ѐ Alice Betto, classe 1987, nativa di Cavaria, in provincia di Varese. Una vita di sacrificio, la sua, divisa tra gli studi, l’allenamento, l’agonismo.

Una vita da vivere al meglio delle proprie potenzialità psicofisiche, perché l’agonismo non sente ragione: per vincere devi essere in forma. Il minimo disturbo, il dolore più lieve possono impedirti di raggiungere i traguardi per i quali lavori da sempre. C’è bisogno di un’attenzione quasi maniacale.

Alice lo sa bene. Nel 2012, dopo una lunga serie di trionfi, un dolore alle gambe, localizzato all’altezza dei polpacci, inizia a darle noia. Ѐ un dolore antipatico, ostinato, che non ha alcuna voglia di andarsene.

“Ѐ un problema muscolare”, pensa. Ma il dolore persiste. Fin quando un suo medico di fiducia, specialista in discopatie, le suggerisce una risonanza magnetica alla colonna vertebrale. “Alla colonna vertebrale?”, chiede una stupita Alice. “Sì, alla colonna vertebrale. Molti guai originano spesso da una colonna vertebrale non troppo in salute”, replica il medico. E la risonanza gli dà ragione: “Protrusione discale L5-S1”. La genesi dei dolori ai polpacci di Alice è dunque individuabile là, tra la quinta vertebra sacrale e la prima lombare; ben lontano dai suoi arti inferiori.

Ma lasciamo che sia lei a raccontarci come è andata.

Con il referto in mano, a chi si è rivolta?
Al medico che me l’aveva prescritta. Ѐ uno specialista molto esperto in discopatie.

E quale approccio terapeutico le ha suggerito?
Non ci crederete: mi ha suggerito di rivolgermi al chiropratico.

Lei ci è andata?
Sì. Ero un po’ titubante. Non conoscevo bene la chiropratica né ero consapevole di quanti e quali siano i suoi campi di applicazione. Però mi fido molto del mio medico e quindi non ho esitato a dargli ascolto.

Ci racconti del suo primo incontro col chiropratico.
Lo ricordo con molto piacere. Era tutto nuovo per me ed ero molto curiosa di capire come il dottore avrebbe affrontato il mio problema.

E come lo affrontò?
Iniziò esercitando una serie di pressioni sugli arti superiori, su quelli inferiori, sulla mandibola, sul collo, per capire in quale maniera e in che misura riuscivo a contrapporre la mia forza alla sua. Notò così che la mia masticazione non era corretta.

In che senso?
Nel senso che, lo squilibrio dei muscoli della masticazione creava una deviazione della mascella.Tale deviazione generava, tramite il sistema nervoso, l’invio di segnali anomali verso il tronco encefalo, creando – mi spiegò il chiropratico – un’inibizione del traffico verso il cervelletto, con conseguente alterazione della tonicità della muscolatura tonica e quindi dell’assetto posturale della mia colonna vertebrale. Tutto ciò produceva, come risultato finale, anche una diminuzione delle mie prestazioni fisiche e quindi sportive.

A quel punto il chiropratico come agì?
Diede il via a una serie di trattamenti chiropratici, mi prescrisse alcuni esercizi posturali e mi indicò inoltre un dentista, di sua fiducia, che potesse darmi una mano nel ricondurre alla normalità la mia masticazione.

Quali risultati ottenne?
I risultati non furono immediati. Il nostro corpo ha bisogno di un po’ di tempo per ritrovare i suoi equilibri. Ma dopo una prima fase di adattamento e dopo una serie di trattamenti chiropratici, unitamente al contributo del dentista che mi ha prescritto un bite, i miei dolori ai polpacci sono spariti e ho ritrovato tutta la forza fisica che credevo di avere smarrito.

Problema risolto definitivamente, dunque?
No, la protrusione discale è un problema con il quale continuerò a convivere. Ma oggi, grazie alla chiropratica, so che posso tenerlo sotto controllo e che – se sono costante nel sottopormi ai trattamenti e se continuo a indossare il bite quando sono sotto sforzo – potrò non risentirne più di tanto; né in gara né nella mia vita privata.

I risultati agonistici testimoniano il suo ritrovato benessere.
Sì. In pieno. Quest’anno ho vissuto la mia migliore stagione sportiva. Nei miei successi, il lavoro del chiropratico riveste un’importanza fondamentale, anche dal punto di vista psicologico. Ogni volta che mi sottopongo ai suoi trattamenti mi sembra di rinascere. È importante, per un’atleta, avere un professionista serio su cui contare. Il corpo, per un atleta, è l’unico strumento di lavoro. Occorre metterlo in buone mani.

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