Tumefazione dei tessuti molli perimalleolari esterni. Questo il referto della radiografia eseguita alla caviglia destra di Roberta Gabbianelli a seguito di un trauma distorsivo. Classe 1968, anconetana, sposata, fisico asciutto, un amore senza confine per i propri cani e una passione viscerale per l’Agility Dog, lo sport che si pratica correndo col proprio amico a quattro zampe lungo percorsi disseminati di ostacoli, salti, slalom, palizzate da salire e da scendere di corsa. Allenamenti continui. Un calendario fitto di gare in giro per l’Italia. Due cani: Maggie e Dado, vivacissimi beagle dallo sguardo intenso e dalle orecchie lunghe. Fiuto da segugio, carattere indomito e tanta voglia di vivere, correre e scorrazzare fanno del beagle un cane non proprio semplice da addestrare né da avviare alla pratica dell’Agility. Eppure Roberta c’è riuscita. La sua tenacia, la sua paziente dedizione e il suo duro lavoro hanno avuto la meglio e hanno consentito a Maggie prima e a Dado poi di conquistare trofei su trofei. In uno sport come l’Agility, nonostante si corra di continuo, gli infortuni sono un evento piuttosto raro. Capitano di tanto in tanto e non sono mai particolarmente gravi. Il più diffuso è probabilmente rappresentato dalla distorsione della caviglia. Roberta ne sa qualcosa. In un fresco pomeriggio di qualche primavera fa, mentre corre con Maggie, il suo piede destro poggia a terra in maniera scomposta e in un baleno l’intera caviglia si torce su se stessa. Un urlo lacerante e Roberta è già a terra. Il dolore è insopportabile. Via di corsa all’ospedale. C’è il sospetto della frattura. La radiografia restituisce un esito tranquillizzante: Non evidenti lesioni traumatiche a carico della caviglia destra; Tumefazione dei tessuti molli perimalleolari esterni. La frattura non c’è. Le indicazioni? Arto in scarico. Antinfiammatori, sette giorni di prognosi. Ma lasciamo che a raccontarci il seguito sia proprio lei, Roberta.

Avvertiva molto dolore?
“Sì, tanto. Fortissimo. Non riuscivo in nessun modo a poggiare il piede a terra. Pensi che la sera, a letto, il solo strisciare delle lenzuola sulla caviglia mi procurava dolore.”

Quali raccomandazioni le vennero date al Pronto Soccorso, dopo la radiografia?
“Mi raccomando, signora: non cammini, rimanga sette giorni immobile. Se proprio deve muoversi, si doti di stampelle”, questo l’accorato appello che il medico di turno al Pronto Soccorso mi rivolse prima di congedarmi. Me ne tornai a casa, appoggiata a mio marito, con la prospettiva di trascorrere una decina di giorni a letto.”

Poi cosa accadde?
“Mio marito l’indomani telefonò al suo chiropratico di fiducia, che lo ha in cura da anni, e gli chiese un parere.”

E quale fu il parere?
“Gli suggerì di accompagnarmi immediatamente in studio da lui per un controllo. Ci andammo subito. Mio marito dovette portarmici in braccio. Io non riuscivo in alcun modo ad appoggiare il piede”.

Come andò il controllo?
“Come non avrei mai immaginato. Il dottore esaminò con cura la radiografie, mi pose alcune domande e mi fece sdraiare sul lettino. Osservò attentamente la caviglia, la prese tra le sue mani e con una serie di movimenti precisi, rapidi e poco dolorosi raggiunse un risultato che ancora oggi mi sorprende: mi rimise in piedi. Camminavo. Scesi dal lettino con le mie gambe e potei pian piano tornarmene a casa senza le gravi difficoltà che avevo patito sino a pochi minuti prima. Certo, per riacquistare il pieno utilizzo della caviglia mi ci è voluto qualche giorno. Ma ero entrata nel suo studio in braccio a mio marito e ne sono uscita camminando, in piena autonomia. Non lo avrei mai immaginato.”

E nei giorni successivi?
“La cosa strana è che, contrariamente a quanto suggeritomi al Pronto Soccorso, il chiropratico mi aveva consigliato di non immobilizzare la caviglia per nessun motivo. Cammina, muovila, non rimanere ferma, mi aveva ordinato. E così feci, sin dal primo istante. Nel giro di pochi giorni, camminando e muovendomi con un po’ di precauzione, la tumefazione si riassorbì e il dolore pian piano mi abbandonò.”

, Distorsione della caviglia: la testimonianza di un’atleta
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