Ministero della Sanità – DIREZIONE GENERALE OSPEDALI

OGGETTO: Convenzionamento esterno: problema della Chiropratica
Come è noto negli anni antecedenti la riforma sanitaria diversi enti mutualistici contraevano particolari convenzioni con Istituti diretti da medici specialisti nei quali, tuttavia, prestavano, sotto la responsabilità di detti specialisti, anche chiropratici stranieri autorizzati all’esercizio nel Paese di provenienza, Dette convenzioni facevano riferimento sia per la parte normativa sia per quella tariffaria all’accordo FNOO del 1973 ed in particolare alle voci manipolazione vertebrale, trazione vertebrale e meccanoterapia, inserite nella branca specialistica fisiochinesiterapia, oltre alle voci inerenti gli esami radiografici indispensabili per l’inquadramento diagnostico e la pianificazione terapeutica, inserite nella branca terapeutica in radiologia.

E’ noto come le convenzioni ex-mutualistiche siano state riprodotte pari paro nel vigente tariffario che prevede “manipolazioni vertebrali” “manumedica”.

La Regione Toscana e successivamente quella Friuli-Venezia Giulia hanno sospeso le convenzioni con gli Istituti praticanti pressocchè esclusivamente chiropratica a seguito di un parere della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione che negava validità di autonomia scientifico-terapeutica alla chiropratica facendo rientrare le manipolazioni vertebrali nell’insieme delle competenze del medico fisiatra.

Si ritiene opportuno trasmettere un estratto del parere espresso da una Commissione di esperti nominata dal Ministro pro-tempore Aniasi, commissione comprendente anche un docente universitario in fisiatria; come può notarsi viene affermata la validità terapeutica della chiroprassi seccondo determinati limiti. Nello stesso tempo ha proposto l’istituzione di un corso di laurea e nelle more delle scuole universitarie dirette ai fini speciali. Contro tali conclusioni ha preso posizione l’attuale dirigenza della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione.

In realtà, obiezioni avanzate da detta Società riguardano la competenza primaria dei medici specialisti in fisiatria o in ortopedia e l’istituzione del corso di laurea suddetto, cioè aspetti che tuttora non hanno avuto seguito. La dizione “manumedica” contenuta nell’attuale tariffario può avere diverse interpretazioni, ma quella più aderente al lessico è quella che parte dalla mancanza di un genitivo per sottolineare il significato di mano “esperta” cioè addestrata alla manipolazione vertebrale.

E’ chiaro che si dovrà giungere nel quadro della rinnovanda convenzione per le prestazioni ambulatoriali esterne ad una definizione più puntuale della chiroprassi che non si identifica in toto con la manipolazione vertebrale, in quanto il trattamento chiroterapico è sempre diretto sui singoli elementi vertebrali anche se prende in considerazione la colonna intera come organo funzionale unico, impiegando tecniche differenziate che possono anche essere variate durante il ciclo di cura. La manipolazione vertebrale indifferenziata ottiene, in genere, una manipolazione vertebrale aspecifica e non giunge come può avvenire per la chiropratica a correggere l’alterazione meccanico-funzionale. Quest’ultima impiegando anche mezzi complementari (trazioni e meccanoterapia) tende a rimuovere la causa meccanica responsabile della sintomatologia e non a determinare una mobilizzazione generica di un tratto della colonna, che spesso deve accompagnarsi a trattamenti fisioterapici e farmacologici e che, in genere ottiene un risultato sintomatico transitorio. Non che la chiropratica rappresenti la soluzione “specifica” di quel vaso quadro di patologia vertebrale che interessa milioni di pazienti e che determina trattamenti prolungati e ospedalizzaioni ripetute, ma costituisce una branca che attualmente molti Istituti universitari o Reparti Fisiatrici ospedalieri stanno esaminando con criteri scientifici e che, comunque, non richiede ospedalizzazione.

Si ritiene pertanto, che nelle more di una definizione più puntuale di un tariffario che risale a quasi dieci anni or sono e della definizione di protocolli diagnostici-terapeutici che delimitino il campo della chiroterapia e che limitino il ricorso alla medesima allorquando il paziente non tragga beneficio dopo un certo numero di sedute da stabilirsi di comune accordo, sia opportuno e legittimo continuare l’erogazione di prestazioni chiroterapiche presso idonee strutture debitamente autorizzate.

Allorquando si giungerà alla definizione di un nuovo tariffario sarà possibile individuare modalità di convenzionamento con strutture che offrano la possibilità di procedere ad un adeguato inquadramento diagnostico e quindi anche radiologico del paziente e consentano, per disponibilità di locali e di attrezzature, per possibilità di collocare altre apparecchiature, di procedere ad un trattamento globale della patologia oggetto della chiroprassi.
Il Ministro F.to Altissimo

Commissione per l’esame e lo studio dei problemi posti dall’attività dei chiropratici e per la formulazione di proposte ai fini di una disciplina del settore, istituita con decreto del Ministro della Sanità del 25.9.1980
SINTESI DELLA RELAZIONE CONCLUSIVA
“Per chiroprassi si intende uno specifico intervento manuale su un determinato distretto articolare soprattutto vertebrale con l’intento di correggere alterazioni funzionali o limitate modificazioni dei rapporti articolari”

In molte forme di algie vertebrali la natura intima della causa primaria responsabile delle manifestazioni cliniche non è stata ancora esattamente individuata; sono stati invece perfettamente inquadrati i meccanismi di produzione del dolore e della limitazione funzionale che ne consegue prima semplicemente come riflesso antalgico, poi con l’avanzare dell’affezione come alterazione articolare di tipo degenerativo.

Gli interventi terapeutici dunque devono essere praticati nelle fasi di contrattura algica per le quali del resto è lo stesso malato a rivolgersi al medico.

In questo periodo la manipolazione vertebrale può essere utilmente impiegata al fine di ottenere una correzione attiva che tenda a ristabilire l’ordine logico dei rapporti e delle funzioni articolari.

Le considerazioni esposte permettono inoltre di enunciare indicazioni e controindicazioni delle manipolazioni vertebrali, ricordando che le sindromi elencate sono tutte riferibili al meccanismo etiopatogenico di cui sopra.

Indicazioni:

Nucalgia, cervicoalgia e cefalee di origine cervicale, sindrome di Barré Ineou non associata a marcate alterazioni strutturali, lombalgie, cruralgie, ischialgie, discopatie.

Controindicazioni:

Patologia osteoarticolare di natura tumorale primitiva e secondaria, reumatica infiammatoria, infettiva dismetabolica, esiti di fratture viziosamente consolidate, osteoporosi diffuse, diamorfismi vertebrali (cifosi e scoliosi strutturale) spondilolisi, spondilolistesi, ernie discli espulse.

Da tutto quanto esposto sembra potersi evincere dunque che l’attività terapeutica chiropratica, debba qualificarsi quale attività professionale sanitaria, poiché pur svolgendosi in un ambito specifico e limitato, comporta un intervento diretto sul sistema muscolo-scheletrico del paziente, attuato attraverso una manipolazione specifica, ed impone una approfondita conoscenza dell’arte medica (anatomia, fisiologia, patologia, neirologia, reumatologia, ecc.) sia al fine della determinazione dell’intervento, sia per l’esecuzione dell’intervento medesimo.

In attesa che si possa giungere alle auspicate soluzioni in via provvisoria (Scuola speciale) ed in via definitiva (Corso di laurea), tenuto conto dei tempi tecnici indispensabili, ritiene di doversi soffermare sulla situazione attuale per esprimere la propria opinione circa la necessità di formali e più precisi provvedimenti urgenti di regolamentazione.

Ritiene la Commissione, nell’interesse pubblico generale e dei pazienti, per ovviare a possibili dubbi o disparità di comportamenti amministrativi, nonché a sconfinamenti nell’esercizio della terapia chiropratica, che sia necessario un provvedimento (meglio se legislativo) a stralcio, il quale autorizzi l’attività professionale dei chiropratici stranieri in Italia, alle seguenti condizioni:

· che vi sia un controllo formale da parte del Ministero della Sanità, con la collaborazione delle autorità consolari competenti, dei titoli di abilitazione stranieri, da attuarsi sia nei confronti della certificazione della natura dell’Istituto Straniero che abbia rilasciato il diploma, sia nei confronti dell’autenticità dei diplomi stessi, sia nei confronti delle certificazioni di superamento del “Basic Board Examer” e dello “State Board Examination”;

· chi il luogo nel quale lavori il professionista chiropratico sia diretto da un medico-chirurgo specialista in fisiochinositerapia o ortopedia, ed abbia i relativi requisiti, verificabili dall’organo competente;

· che la manipolazione, nei luoghi suddetti venga effettuata comunque dopo una indagine radiografica adeguata.
CONCLUSIONI

A conclusione dei propri lavori, la Commissione grata, dell’incarico e della fiducia concessile, ritiene di così esporre riassuntivamente le proprie opinioni e proposte dell’On. Ministrto:

· La chiroprassi è pratica terapeutica utile ed efficace nei casi e nei limiti esposti.

· Vi è una notevole richiesta di pazienti, in continua espansione.

· La chiroprassi, sia all’estero che in Italia, dai dati statistici potuti assumenre, ha dato e dà in concreto risultati positivi.

· La chiroprassi, per le cognizioni teoriche e pratiche richieste, merita di essere ricompresa tra le professioni sanitarie, con una sua precisa ed autonoma collocazione, al di fuori ed a prescindere dalla legge quadro in corso di studio.

· Al fine di cui al numero precedente, si ritiene che la soluzione ideale e definitiva del problema, anche per porre in questo campo l’Italia all’avanguardia in Europa, appare quella dell’istituzione di un corso di laurea.

· In via provvisoria ed immediata, date le presumibili lungaggini e la complessità dei problemi posti per l’istituzione di detto corso di laurea, si ritiene necessario procedere intanto alla istituzione di una scuola speciale, nei sensi e nei modi sopra rilevati.

· In via di urgenza, si ritiene indispensabile un provvedimento, meglio se legislativo, che formalmente regolamenti lo svolgimento della chiroprassi in Italia, con l’osservanza delle condizioni indicate.

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